La prevenzione come lotta allo spreco

L'utilizzo di adeguati dispositivi medici può rivelarsi uno strumento contro la lotta agli sprechi economici.

Scritto Mercoledì, da Emanuele Mortarotti

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L’argomento di cui trattiamo oggi riguarda uno studio recente relativo alle infezioni ospedaliere in Italia. Questo trend negativo potrebbe essere invertito utilizzando i dispositivi medici giusti, accompagnati da una più attenta assistenza da parte degli operatori del settore.

L’utilizzo di dispositivi medici adeguati assicura la prevenzione dalle infezioni ospedaliere: è quanto sostenuto da Francesco Venneri, direttore dell’ “S.O.S clinico e sicurezza del paziente” della USL Toscana Centro. Lo studio, presentato a Pisa durante il convegno 'Campagna 3 a 0 contro le infezioni', ha dato risultati degni di nota: parrebbe possibile, infatti, ridurre di circa il 60% le infezioni del sangue portate dall’applicazione del catetere nei pazienti in degenza presso la terapia intensiva.

La ricerca, si è concentrata sui pazienti critici delle Unità di terapia intensiva e sulla percentuale della contrazione di infezioni in concomitanza dell’applicazione delle cannule agli accessi vascolari.

Lo studio ha evidenziato quanto sia possibile bloccare la crescita del numero dei pazienti colti da infezione, e di conseguenza di evitare un aumento delle spese sanitarie nazionali, semplicemente applicando delle strategie e dei comportamenti più attenti. Le statistiche condotte a riguardo mostrano numeri preoccupanti: il numero di infezioni ospedaliere contratte in un anno va dalle 450 alle 700 mila. “Un fenomeno evitabile e che potrebbe far respirare i bilanci già in crisi della sanità pubblica” sostengono i ricercatori, illustrando i particolari che potrebbero contribuire al risparmio. Si tratta dell’impiego di un semplice “cerotto” a protezione dell’aggancio del catetere, totalmente antimicrobico e trasparente, che è capace di ridurre il rischio di contrarre infezioni del sangue. “Se l’applicazione del cerotto diventasse prassi nelle terapie intensive di tutti gli ospedali potremmo evitare circa il 60% delle infezioni, nonché recuperare fondi per il Servizio Sanitario Nazionale per circa 15 milioni di euro l’anno”, conclude la ricerca.

Le infezioni provocate da un problema di assistenza hanno un’incidenza considerevole negli eventi avversi della sanità: questi ultimi, spesso, sono collegati a prestazioni clinico-assistenziali errate svolte da parte degli operatori sanitari o a una cattiva organizzazione del team medico. I risultati di questa ricerca parlano chiaro: una scelta corretta in materia di utilizzo di dispositivi medici è fondamentale per la prevenzione di infezioni, specialmente quelle che colpiscono gli accessi vascolari.

A questi ottimi risultati si aggiunge anche il fattore economico, assolutamente non trascurabile: il risparmio diventerebbe non solo questione di milioni di euro, ma anche di vite umane e potrebbe essere destinato ad altri scopi. Un esempio? Questa somma potrebbe essere impiegata per risarcire quei pazienti (o i familiari) vittime di malasanità che ne fanno richiesta e, spesso, rimangono inascoltati.

A questo punto, diventa vitale anche la partecipazione attiva e l’impegno delle industrie che producono dispositivi medicali. Queste preziose aziende non dovrebbero lavorare solo per mero profitto e badare, quindi, solo all’aspetto economico, ma considerare anche l’importanza che rivestono nella “catena di montaggio”: esse potrebbero diventare il braccio destro dei ricercatori. Le idee degli studiosi accanto alla professionalità e all’esperienza dei produttori.

Gli uni non possono lavorare senza il supporto degli altri.

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Emanuele Mortarotti
Autore Emanuele Mortarotti

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