I dati e le ultime ricerche condotte sull’utilizzo delle mascherine per rallentare la diffusione del Coronavirus

Diventate parte della nostra quotidianità, le mascherine sono senza dubbio uno dei simboli della pandemia da Coronavirus che, in meno di un anno, ha flagellato il mondo intero

Scritto Mercoledì, da Emanuele Mortarotti

Oggi, sul blog di Dispotech, affrontiamo un discorso molto importante che riguarda la salute di tutti: i dati e le ultime ricerche condotte sull’utilizzo delle mascherine per rallentare la diffusione del Coronavirus. Per farlo, ci serviamo del supporto di un interessante articolo pubblicato su nature.com.

 

Diventate parte della nostra quotidianità, le mascherine sono senza dubbio uno dei simboli della pandemia da Coronavirus che, in meno di un anno, ha flagellato il mondo intero. E mentre gli studi sulla loro utilità si susseguono, le persone sono confuse sul loro utilizzo – e a volte anche sull’interpretazione degli studi stessi, come afferma Baruch Fischhoff, psicologo presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania.

È importante innanzitutto chiarire che la scienza supporta l’utilizzo delle mascherine: tanti studi concordano sulla loro utilità, che fa diminuire le possibilità sia di contagiare gli altri che di essere contagiati. Diventa più difficile, però, rispondere a domande circa il loro effettivo funzionamento o gli ambienti in cui andrebbero utilizzate. E questo è un punto fondamentale.

 

Se all’inizio della pandemia non era ben chiaro in che modo il Coronavirus si diffondesse, col passare dei mesi è stato subito più evidente che l’utilizzo della mascherina potesse portare degli effetti positivi. Mentre alcuni studi ne dimostravano l’effettiva utilità nei paesi dove veniva imposta dalle autorità governative, non si teneva conto di un elemento fondamentale: le ricerche si basano sulla certezza che le mascherine vengano indossate correttamente.

Oggi possiamo affermare che indossare la mascherina protegge sia chi ne fa uso, sia chi sta intorno.

 

Uno degli argomenti più dibattuti dagli esperti, in questo periodo, riguarda la modalità di trasmissione del virus. Quando un individuo parla, respira, tossisce o starnutisce fa uscire dalle vie aeree delle particelle: alcune sono visibili (come delle goccioline) ed altre no (definite aerosol). I virus “viaggiano” proprio attraverso queste particelle; gli aerosol, in particolare, possono rimanere nell’aria per ore e diffondersi velocemente in un ambiente chiuso. Se per gli studiosi non è ancora chiaro come avvenga la trasmissione del Coronavirus, molti pensano che il veicolo più grande del contagio siano gli asintomatici.

Da queste evidenze sorge spontanea la domanda: come proteggersi da queste particelle invisibili? Una mascherina è sufficiente? E se sì, quale tipologia può contrastare gli aerosol? È importante indossare mascherine dotate di più strati di tessuto, con una trama stretta – che è in grado di trattenere le goccioline.

 

Nonostante tutte le notizie che sentiamo, gli studi condotti e quelli ancora in corso, una cosa è certa: è (anche) il comportamento delle persone che rende più o meno valido l’utilizzo della mascherina.

Indossare una mascherina ricorda a tutti la responsabilità che abbiamo nel poter rallentare il contagio. Insieme al distanziamento sociale e all’igiene sistematica delle mani, questi tre provvedimenti restano quelli più caldamente consigliati ai cittadini.

 

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Emanuele Mortarotti
Autore Emanuele Mortarotti

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